Boxe

Ciao Boxe, quando e come hai iniziato a disegnare su muro?

Ciao Graffiti Archivist, prima di tutto grazie mille per l’intervista.
Ho cominciato a dipingere su muro nel 1999. In realtà in quell’anno ho fatto il primo graffito, ma diciamo che mi interessava la cosa già da circa un annetto, verso la metà/fine delle scuole medie.
Mi piaceva disegnare quindi credo che l’interesse sia cresciuto abbastanza spontaneamente, ma sicuramente ho avuto ottime influenze esterne: vengo da un paese abbastanza piccolo del Sebino, ma ho avuto la fortuna di avere direttamente in paese due ragazzi parecchio più grandi di me (MAB e JDTK, un po’ alla ZTK romana) che verso il ‘96 e ‘97 si erano messi a copiare dei pezzi di altri writer in paese (da dischi, riviste etc… Es: c’é ancora un K-Rimini di Eron rifatto da loro a fianco del municipio), ma anche a farne di loro, alcuni fighissimi per i tempi devo dire.
In più da noi c’era il gamba di legno (la linea Brescia-Iseo-Edolo) che girava dipinto dai 33cm/mb42 soprattutto, ma ho visto, negli anni, girare roba abbastanza varia (c’era, se non sbaglio, un FCU con i pezzi di Danc e Noek che credo avessero comprato senza né riverniciarlo né ripellicolarlo).
Oltre ai pezzi che vedevo girare con i miei occhi, durante una vacanza estiva, tipo colonia, avevo conosciuto un ragazzo napoletano che in qualche modo sosteneva di fare i graffiti: dico sosteneva perché, con il senno di poi, mi sono reso conto che in realtà ne capiva poco o nulla, però a modo suo mi ha dato una primissima infarinatura sulle tag (almeno “scegliti un nome e scrivilo” era chiaro come concetto, e su suo suggerimento cominciai a scrivere Dadu2).
Infine sicuramente Aelle, che era incredibilmente distribuito anche dal cartolaio di un paese di 3000 anime come il mio, mi ha dato la possibilità di capire un po’ meglio la cosa e di avere delle fotografie su cui consumarmi gli occhi all’inizio.
Quindi armato di tutti questi riferimenti culturali, sicuramente motivato dalla ferrea volontà risultare più figo agli occhi delle ragazzette che mi piacevano allora, dopo aver fatto pratica con l’uniposca sulle panchine e qualche spray da modellismo in casa, insieme a 3 compagni di scuola, un pomeriggio di settembre mi sono presentato sul lungo linea e ho chiuso il mio primo pezzo: un Kead 414 in giallo e verde, cb spray e happy color, insieme a Nex che ha fatto 2 pezzi e ha smesso, Attaboy e Bex che ci avevano palato e fatto qualche tag.
Da lì bene o male non ho mai smesso negli ultimi 20 anni circa. Sicuramente c’è stato qualche cambio di programma, non ultimo il COVID, ma così è la vita, che tuttavia mi ha fatto scoprire i graffiti, che sono e restano il mio più grande amico immaginario.

Cosa contraddistingueva quello che facevi? Come si è evoluto il tuo stile col tempo?

Sicuramente ai tempi l’approccio generale era molto più vicino al Wild Style, anche se devo dire che per fortuna Brescia, pur gravitando attorno all’orbita di Milano, non è mai stata così influenzata, mantenendo dei suoi caratteri abbastanza originali.
Una cosa che sicuramente mi ha completamente modificato il punto di vista allora è stata un’intervista a Opak pubblicata su Juice: avevo qualche Aelle e delle riviste tipo The Source che mi portava mia sorella dalla Francia, dove comunque c’erano i super wild (mi ricordo uno speciale ai TATS con le muratone), mentre Opak parlava di Easy o Simple Style, facile da copiare, ma difficile da inventare e mi sono detto: cazzo lo voglio fare anche io!
Ho rimosso i miei tentativi fallimentari di proto-wild style e mi sono messo a lavorare sui bubble e da lì ho cominciato a evolvere le cose.
All’inizio sei come una spugna quindi qualsiasi cosa vedi, la assimili anche non volendo: c’erano i siti di graffiti 1.0, tipo Stradanove di Pietro Rivasi, Eyegasm con le robe scandinave e non (che ai tempi non mi facevano ancora impazzire) e Prohibitart.cz (che aveva delle robe praghesi che erano già nel 3000 nel ‘99).
In ufficio da mio padre mi ero stampato tutte le foto che mi piacevano e me le ero attaccate in camera, convinto che a forza di vedere le cose fighe le avrei assorbite e rielaborate (vedendo i risultati certamente non ha funzionato ahahah).
Inoltre cominciava ad arrivare tutto l’influsso francese delle out sporche, dei pezzi punk, che nella mia zona è diventato decisamente l’imprinting locale e che senza dubbio mi ha segnato moltissimo.
Poi, oltre agli influssi più legati ai graffiti stessi, secondo me, ci sono approcci personali che uno si porta dietro naturalmente: ad esempio ho sempre scritto grande come una casa da quando vado all’elementari, questo in parte si è tradotto nei miei graffiti che quasi da subito sono diventati pezzi da terra, oppure sono dovuto passare rapidamente da quattro lettere (KOBS-BOKS-BOSK-SBOK) a tre (BOS), perché altrimenti non stavo mai negli spazi.
Un altro buon esempio è che sono cresciuto circondato da disegni di architettura, visto il lavoro di mio padre, questo, insieme all’amore per le Lego da piccolo, mi ha portato a studiare pezzi con forme geometriche ripetute, quasi mattoncini da comporre.
Infine tendo sempre a fare pezzi molto colorati, anche troppo e con dei bei colorini femminielli 🙂
Se devo valutare le evoluzioni più recenti sono legate ai viaggi: ho speso gli ultimi 15 anni circa a viaggiare e dipingere per il mondo, prima in Europa e in seguito nel resto del mondo fino ad arrivare ad un’ottantina di paesi visitati e dipinti.
Questo sicuramente mi ha spinto a standardizzare molto i miei pezzi per riuscire ad avere sempre un risultato soddisfacente (ho un problemino di perfezionismo), nonostante i mezzi a disposizione e l’impossibilità di pianificare, non conoscendo gli spot e i tempi.
Il passaggio dai “tappeti” classici ai pezzi con throw up é stato determinato dal fatto che ho la fortuna di muovermi spesso, anche per lavoro, ma il tempo comincia a scarseggiare 🙁 Al di là di tutto credo di avere sempre avuto, e di cercare di continuare ad avere, un approccio che ha messo la personalità e la riconoscibilità stilistica al primo posto sul resto.

Hai qualche ricordo dei primi anni in cui disegnavi? Come si passava il tempo?


Circa i primi anni, sarà che il tempo abbondava, o sarà che non avevamo niente di meglio da fare, ma ricordo che si passavano intere giornate “attorno“ ai graffiti: magari alla fine si dipingeva anche solo un’oretta o due, ma si stava insieme dalla mattina alle otto fino all’ora di cena e oltre.
Nel mio caso in particolare, venendo da fuori, si partiva davvero il sabato alle sei di mattina in treno per venire in città e si tornava la sera o il giorno dopo.
La mattina si andava o meno a scuola, kebab, hall of fame il pomeriggio, kebab, bombing o altro e il giorno dopo si ricominciava.
Ricordo che un anno ho saltato gli ultimi 14 giorni di scuola (cosa che, scoprendo un piccolo bug, ho fatto per tutto il liceo) e sono stato in giro con Efrem a dipingere o semplicemente a cazzeggiare.
La cosa più simile ad un social network era probabilmente Piazza Vittoria, per cui se andavi lì il sabato qualcuno trovavi e qualcosa da fare saltava fuori; se invece volevi la versione analogica di Instagram ti facevi una bella passeggiata lungo il Mella (le passeggiate in hall restano ancora oggi un validissimo passatempo, consigliatissimo per giovani e diversamente giovani).

Cosa fai ora? Riesci ancora a portare avanti il tuo percorso artistico?

Se penso ai miei graffiti non li considererei una forma d’arte, forse quelli di qualcun altro sì, ma i miei decisamente no.
Lato estetico a parte mi piace considerare la cosa come un fenomeno culturale, più che artistico, e in generale ho sempre preferito fare il writer a fare i graffiti.
Al di là di questo continuo a dipingere, mi diverto a dire che ho quindici anni da circa vent’anni perché di fatto l’approccio non è cambiato poi moltissimo rispetto a sopra, sicuramente la voglia é rimasta la stessa, poi purtroppo ho dovuto fare delle scelte e ora devo tenere molto sott’occhio l’orologio e l’agenda.
Ti faccio una citazione da Elton John, visto che il rap mi fa tendenzialmente cagare: Looking like a true survivor, feeling like a little kid…

Vuoi dirci altro di te? Quali altri passioni hai? Cosa ti piace fare?

Sono molto bello, in particolare in bikini.
Sfortunatamente per i miei fan sono ormai un uomo sposato, quindi non sono più sul mercato 🙂
Se non si fosse capito mi piacciono molto i graffiti, non solo farli, ma anche guardarli, studiarli, conoscerli etc… nel tempo questo mi ha dato l’opportunità di collaborare con diversi eventi, siti e riviste, fino a diventare editore di Pointless Magazine che però ha chiuso i battenti nel 2018.
Pianificare dove/come/quando/cosa dipingere e il network che ci sta dietro occupa ancora la maggior parte del mio tempo libero.
Per il resto amo molto correre (anche se il mio cuore mi ha fregato, impedendomi di chiudere una maratona), continuano a piacermi le Lego, e i giocattoli in generale, le sneakers, in più adoro viaggiare (ma un buon viaggio senza un graffito non è un buon viaggio!)

Qualche aneddoto curioso / divertente dei vecchi tempi?

Come strettamente legato alla città e particolarmente stupido posso dirti che sono entrato in una delle crew bresciane di cui ho fatto parte perché uno dei suoi membri a tavola tirò un rutto considerevole, ma io risposi con un peto ancor più rombante, per cui mi disse con evidente apprezzamento: “sei in crew”. Quando si dice “i meriti artistici” insomma 🙂

Vuoi salutare qualcuno?  

Saluto e ringrazio la persona dietro a questo progetto, che sta rendendo un incredibile servizio alla città e alla sua scena.
Ne approfitto per salutare alcuni locals che magari non vedo più così spesso, ma che sono stati dei formidabili compagni d’avventura negli anni: é stato un onore incrociare la mia spada con voi!(apprezzate il doppio senso) Bre, Dorn, Treno, Zad, Shemo, Hogre, Efrem, Adamo, Blow, Pcs, Mave, Odino e tutti i ragazzi del Taj Mahal che a loro insaputa supportano i graffiti a Brescia da tempo immemore

Aprile 2021


Amman (Giordania) 2018


Danzica (Polonia) 2016


Five-Pointz (New-York) 2013


Hanoi (Vietnam) 2017


Katmandu (Nepal) 2019


La Havana (Cuba) 2017


Phnom Penh (Cambogia) 2017


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Tel Aviv (Israele) 2019


Fama, Fobia, Boxe e Nerf – Mazzano ( Jam Italcementi ) 2001


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